Hikikomori: i ragazzi scomparsi

Risucchiati dalla fobia sociale e dalle videodipendenze

Dalla comparsa del fenomeno in Giappone negli anni ’80 alle prime diagnosi anche in Italia. Come capire se un ragazzo è a rischio?

Chi è l’hikikomori?

Il termine Hikikomori viene coniato in Giappone verso la metà degli anni ‘80, per indicare il preoccupante fenomeno sociale del totale isolamento di ragazzi che rifiutano di uscire dalla propria stanza ed avere qualsiasi contatto con il mondo esterno per un periodo di almeno 6 mesi.

Gli hikikomori vivono rinchiusi fra le quattro mura della propria stanza, aprendo la porta il meno possibile, solo per ritirare i pasti e, più di rado, per lavarsi.

Altri sintomi del disturbo sono letargia, incomunicabilità, depressione, comportamenti ossessivo-compulsivi, la graduale perdita delle competenze sociali e la pressoché totale sostituzione dei rapporti sociali diretti con quelli mediati via Internet (chat, social network, videogiochi online, programmi in streaming). Un hikikomori passa dalle 8 fino alle 18 ore davanti ad un computer o ad un dispositivo digitale: anche il ritmo sonno-veglia risulta così completamente alterato.

 

hikokomori
Come appare la tipica stanza di un hikikomori: sporca, buia, disordinata.

Lo sfondo culturale: una società pressante e svalutante, madri iper-protettive e padri assenti

La cultura giapponese pone da sempre grande enfasi nel successo prima scolastico e poi lavorativo dei ragazzi, incentivando competizione e omologazione. Un ragazzo che non eccelle negli studi e non riesce ad entrare in una delle migliori università del Paese è etichettato senza appello come un fallito, esponendo se stesso ed i suoi genitori ad un grande disonore.

Le madri giapponesi tendono ad essere pressanti nello spronare i figli negli studi e nel lavoro, mentre i padri sono spesso assenti. L’ambiente scolastico viene reso quasi invivibile dalla competizione e dal (cyber)bullismo. Inoltre gli sforzi scolastici sono spesso vani: dopo la crisi degli anni ’90 anche per i giovani giapponesi è molto difficile entrare nel mercato del lavoro e comunque non con le stesse condizioni lavorative dei padri.

Per molti ragazzi la pressione è troppa e dopo i primi momenti di insuccesso scolastico, già verso gli 11-12 anni, si verificano anche i primi episodi di isolamento, caratterizzati proprio da fobia scolare e sociale.

In Giappone si stima che gli hikikomori siano tra 1 e 2 milioni di soggetti, solitamente giovani maschi primogeniti, con un’età compresa fra i 19 e 30 anni, di ceto medio-alto, con un forte incremento tra gli adolescenti under 19.

Hikikomori: le prime diagnosi anche in Italia

Dopo una rapida diffusione del fenomeno negli Stati Uniti e in Europa, arrivano le prime diagnosi ed i primi centri specializzati in Italia, tra cui quello del Gemelli di Roma.

Anche da noi, il fenomeno resta saldamente legato alla dipendenza da Internet, dai social network, alle videoludopatie, alla pornografia e al binge watching (guardare programmi e serie tv per ore ed ore, ad esempio usufruendo della visione di diversi episodi uno dopo l’altro senza sosta). Secondo la Società Italiana di Psichiatria, sono circa 3 milioni gli italiani tra i 15 e i 40 anni a soffrire di una o più di queste dipendenze.

Non è solo colpa dei videogiochi

Parallelamente alla pubblicazione di questi dati, assistiamo alla consueta demonizzazione dei videogiochi, ritenuti sempre il male peggiore, e alla minimizzazione di altri fenomeni come il vamping o la dipendenza da pornografia, che stanno invece prendendo piede anche fra i giovanissimi.

Eppure dai risultati dello studio Doxakids e Telefono Azzurro del 2016, su 600 ragazzi fra i 12 ed 16 anni:

  • il 73% dichiara di frequentare abitualmente siti pornografici
  • 1 su 5 dichiara di svegliarsi di notte appositamente per controllare le notifiche sul cellulare.

Come al solito, i media gridano al lupo con sciocche generalizzazioni, mentre risulta evidente la necessità, sempre più pressante per genitori ed operatori, di informarsi approfonditamente su queste problematiche iniziando non a proibire, ma a regolare e controllare l’uso dei dispositivi digitale da parte dei propri figli.

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Un mix di video sul fenomeno, tra cui il servizio delle Iene che ha destato scalpore

I campanelli di allarme e gli errori da non commettere

Come riconoscere gli esordi di questo disturbo? E soprattutto, come bisogna comportarsi nel dubbio che il proprio figlio o un proprio studente possa diventare un hikikomori?

La fobia scolare può presentarsi già alla Medie, con il rifiuto da parte del ragazzo di studiare e di andare a scuola. Un ragazzo a rischio hikikomori, inoltre, passa oltre 3 ore davanti al computer o ad altri dispositivi digitali e mostra chiari segni di aggressività se privato di essi. Appare apatico o depresso, non vuole alzarsi dal letto, non vuole parlare, può perdere anche l’appetito ed il senso di igiene personale e può soffrire di insonnia.

Senz’altro, sottolineano psicologi e psicoterapeuti, uno degli errori più diffusi è quello di sottovalutare le prime avvisaglie del disturbo, nella speranza o nella convinzione che la situazione si risolverà da sola. La comunicazione con il ragazzo per capire perché desidera isolarsi è fondamentale. Il consulto con uno specialista nella fase inziale, infine, può ridurre i tempi del trattamento e renderlo da subito più proficuo.

 

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